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Da “l’Unità” 12 giugno 2009 PER IL PD UN TRENO DI BUONI PROBLEMI di Tobia Zevi Una generazione generosa, piena di slanci, da conoscere più che da riconoscere. Ragazze e ragazzi che vivono la politica come contributo, impegnati nei circoli, nelle associazioni, sul territorio. Studenti, precari della scuola, giornalisti a caccia di collaborazioni, dottori di ricerca con poche speranze di entrare nell’università. Ma anche cantautori, scrittori di libri per ragazzi, dirigenti di partito. La lotta è contro una quotidianità infame che li rende precari fino ad età inconcepibili: il che impedisce, in molti casi, di costruire una piattaforma generazionale unitaria, comunitaria, se vogliamo politica. Una fatica spesso vissuta in solitudine, senza obiettivi condivisi, priva di una visione del mondo da organizzare in un’attività di militanza. Poca voglia di concepirsi in lotta, ma anche una difficoltà a definire un nuovo linguaggio, più al passo con i tempi, che possa sostituire i vecchi riti della mobilitazione. Una fortissima disillusione nella volontà di chi comanda di farli sedere nella cabina di regia se se lo meritano. E quindi una rivalità con i pochi fortunati che ad emergere ce la fanno – si chiamino Madia, Serracchiani, Renzi -, cooptati o giustamente decorati che siano. A questa massa confusa di passione politica prova a dare corpo il PD, a partire da Anna Maria Parente, organizzando corsi di formazione che colmano un vuoto di almeno quindici anni. Un’ambizione giusta che vuole forgiare nuovi leader per sostituire i vecchi che si guardano bene dal lasciare il passo; e che dovrebbe fornire gli strumenti – non la «linea», per carità! – per interpretare un mondo che cambia rapidamente. Uno sforzo che ha prodotto alcuni buoni risultati: il treno per l’Europa, per esempio, che ha portato 300 ragazzi a confrontarsi in varie capitali europee, innovativo e lontano anni-luce dalle Frattocchie. Ma anche un percorso che deve diventare più efficace, selezionare, proseguire dopo i tre giorni con telecamere al seguito. L’energia di questi giovani è un’importante risorsa. Gestirla è per il PD un buon problema. Occorre solo rimboccarsi le maniche e avere più coraggio. Giovani per primi.
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